“Il giorno del rapimento di sua figlia, Demetra cessò da ogni attività. Avvolse la sua lunga criniera di spighe dorate alla nuca e lasciò il suo grande giaciglio di erbe. Smise di parlare agli uomini e si diresse alla dimora di suo padre. Ma né Dionisio con la sua cetra, né le muse festanti, né alcuna creatura dei cieli riuscì a distoglierle la notte dal cuore. La sua amarezza contagiò anche i fratelli. Persino il Sole si unì al suo dolore e si fece più scuro e la terra ben presto apparve una distesa arida e screpolata. Demetra non trovò consolazione ed era così infelice pensando alla bella Kore, che decise di andarsene per i terreni stepposi spargendo lacrime gelate. Fu così che giunse ai piedi del monte Henna, quando sentì qualcuno che invocava il suo nome: uomini e donne danzavano al ritmo di pelli di capra accompagnati da strumenti scolpiti in legno. Cantavano alla Terra divenendo essi stessi un canto vivente, preghiera alla stato puro a passo di caviglie che sembravano volare al ritmo di un tamburello o una chitarra battente. Con quei poveri mezzi e poche frasi ripetute come nota continua e profonda, gli uomini toccarono l’animo della dea. E questa ridivenne argilla e detriti, fango e acqua e invocò il Sole suo sposo e produsse erbe, e dalle erbe fiori, e dai fiori alberi, e dagli alberi frutti. Tutto questo è “Terra…radici nel futuro”, il primo disco di Mario Incudine, un omaggio alla Terra, a quell’entroterra che ancora sa conservare il mito di Demetra e lo tramanda di bocca in bocca. Tutto questo è il suo canto, la sua musica, intrisa di fango e frumento, di vino e dell’ acqua salmastra del lago di Pergusa, tutto questo è l’entroterra siculo, l’Henna che rivive nei nuovi arrangiamenti di Mario Incudine che danno voce agli uomini che da allora non hanno mai smesso di cantare questa lode dalla tecnica semplice e istintiva (ma piena di pathos), anche nella miseria e nelle lacrime, nei campi e nelle “pirrere” nelle strade “chini di fami, friddu e pani duru”, perché sanno che è il modo più rapido d’abbandonarsi all’intimità con la Terra e al ritmo del cuore che in essa palpita.